Corte di Cassazione (penale)
Sentenza n. 27072/2026
Reati tributari e penale dell'economiaIVA
Principio di diritto
In tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta del profitto dei reati tributari dichiarativi, il profitto, costituito dal risparmio di spesa conseguito con l'inadempimento dell'obbligazione tributaria, può assumere natura relativa - quando il patrimonio dell'obbligato risulti capiente al momento della consumazione del reato - ovvero natura assoluta - quando tale capienza manchi -, con la conseguenza che, mentre nel primo caso è ammissibile la confisca diretta delle somme rinvenute sui conti correnti della società, in quanto, per effetto della fungibilità del denaro, resta individuabile, pur se confusa con altre poste attive sopravvenute, la porzione corrispondente all'imposta evasa e non versata, direttamente collegata all'illecito, nel secondo caso, difettando in rerum natura il bene al momento della consumazione del reato, la confisca diretta non è consentita; ove l'accusa abbia fornito la prova della giacenza sui conti correnti, al tempo del sequestro, di somme corrispondenti a quelle non versate, grava sulla difesa, in virtù del principio di vicinanza della prova, l'onere di allegare, con circostanze specifiche, l'incapienza dei conti al tempus commissi delicti o la provenienza lecita e non collegata al reato degli accrediti successivi, non essendo a tal fine sufficiente la produzione di estratti conto relativi a un periodo successivo alla consumazione del reato, i quali non rivelano la situazione patrimoniale della società al momento del fatto.